Occupazione di Cortina d’Ampezzo 29 maggio 1915

Ten. gen. Luigi Nava

Alla vigilia dell’apertura delle ostilità il ten. gen. Nava, comandante la 4ª Armata, dando ai comandi dei due Corpi d’Armata le direttive d’azione per i primi atti d’offesa, indicava come primi scopi da raggiungere sulla fronte del Cadore:

  1. la presa di possesso del M. Piana;
  2. la presa di possesso della conca di Cortina d’Ampezzo.

Entrambi gli obiettivi erano nella zona del I Corpo d’Armata (ten. gen. Ragni): il primo nel Sottosettore della 10ª Div. (ten. gen. Scrivante); il secondo in quello della 2ª Div. (ten. gen. Nasalli Rocca).

Riguardo al M. Piana il comando del Corpo d’Armata prevedeva che non vi ci saremmo potuti sistemare, perché efficacemente battibile da artiglierie nemiche, soprattutto da quelle del Col di Specie e del M. Rudo. Confidava però che neppure l’avversario avrebbe avuto agio di stabilirvisi, qualora le nostre artiglierie da campagna e da montagna, sostenute da competenti truppe di fanteria, avessero avuto il tempo di appostarsi lungo il fronte Col S. Angelo (Misurina)-Malga di Rimbianco-Forc. Longeres: così da poter controbattere efficacemente il tavolato superiore del monte. Il M. Piana era allora occupato dalla 96ª comp. alpini (cap. Rossi) del batt. «Cadore», che conosceva perfettamente ogni particolare del terreno e che ne mantenne l’occupazione fino alla notte sul 5 giugno, quando ricevette l’ordine di trasloco in Regione Cengia.

Riguardo alla conca di Cortina d’Ampezzo il comando del Corpo d’Armata prevedeva gravi difficoltà per occuparla, mentre rilevava il valore inestimabile di una tale occupazione.

Il 27 maggio venne emanato dal Comando Supremo l’ordine di guadagnare con un primo sbalzo il maggior terreno possibile, occupando subito quelle posizioni oltre confine, la cui conquista, quando il nemico avesse avuto il tempo di portarvi adeguate forze, ci sarebbe costata gravi sacrifici.

Quest’ordine determinò l’avanzata delle truppe che sbarravano la V. della Botte all’altezza dello Zuel, con stabile occupazione del Passo di Tre Croci per parte di una compagnia del 3° batt. del 55° regg. fant. (28 maggio) e di Cortina d’Ampezzo per parte del 1° batt. del 24° regg. fant. (mattino del 29 maggio).

Pattuglia Matter

La pattuglia Matter a Cortina d’Ampezzo

È doveroso ricordare che tali occupazioni sono state precedute da un’audace esplorazione del s. ten. Matter del 53° fant., caduto ad Opacchiasella, medaglia d’oro.

Il s. ten. Matter, partito da Misurina il 26 maggio prende la via di Tre Croci, abbatte il cippo di confine, raggiunge il Passo di Tre Croci. Non lo trova occupato dagli austriaci. Ritorna con un lungo cannocchiale sequestrato nell’albergo.

Il giorno seguente oltrepassa Tre Croci, scende a Cortina e trova anche questa sgombrata dalle truppe nemiche. Risalendo, incontra a Tre Croci il comandante del suo battaglione, il maggiore Bosi, altro magnifico eroe. Gli presenta due autorità del paese, che ha accompagnate con sé[1]. Il maggiore le interroga brevemente, le assicura che qualora non vengano fatte rappresaglie contro le truppe occupanti sarà rispettata ogni persona e ogni cosa, e le rilascia.

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NOTE

[1] Il 55° Reggimento Fanteria dal 1861 al 1931, Treviso, Offic. Longo, 1931, pag. 34.

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