I preparativi austriaci

La guerra, prima della conflagrazione mondiale, era generalmente concepita come uno scontro su più o meno vaste pianure o su terreno più o meno collinoso; anche in valli più o meno ampie. Scontri in alta montagna erano concepiti soltanto come scontri episodici, parziali, secondari. Si sono visti invece in Europa gli eserciti fronteggiarsi, muovere e combattere su ben 9700 km. montani[1]; si sono viste truppe vivere e trascorrere inverni a 4000 metri di altezza, persino su mantelli di neve profondi 10 metri, a 40 gradi sotto zero; arrampicarsi con corde e con scale e con chiodi sui ghiacci e sulle crode.

L’Austria fu la nazione che più di ogni altra seppe intravedere la necessità di una preparazione alla guerra in alta montagna.

Prevedendo la guerra con l’Italia, il Comando austriaco, già da parecchi anni, aveva provveduto a fortificare i punti più minacciati da invasione, a migliorare sempre più le comunicazioni, a trasformare i battaglioni di territoriali altoatesini in truppe confinarie aumentandone la forza, e specialmente ad addestrare tali truppe all’alta montagna, a moltiplicare l’artiglieria alpina.

«L’addestramento delle truppe del 14° Corpo – scrive il luogoten. maresciallo di campo von Pichler[2] – e cioè quelle dell’Austria superiore, del Salisburghese, del Tirolo e del Vorarlberg, venne specialmente rivolto ai combattimenti in alta montagna: tutta l’istruzione teoretica e pratica ebbe di mira la guerra con l’Italia; le esercitazioni in grande e in piccolo vennero avvicinate a tutte le eventualità possibili; ogni pensiero ed ogni azione di tali truppe vennero diretti alla difesa del Tirolo. Per evitare sorprese, cioè per premunirsi da un attacco improvviso, le truppe vennero addestrate ad accorrere al primo allarme nei punti di confine prestabiliti».

Scoppiata la guerra mondiale nel luglio 1914, di fronte alle necessità immediate, l’Alto Adige dovette essere sguarnito anche dei riservisti e delle truppe confinarie, e dovettero essere trasportati perfino i reparti addetti alle artiglierie di fortezza. Al maresciallo di campo von Können-Horák, comandante militare di Innsbruck, che doveva organizzare la difesa dell’Alto Adige, nell’agosto 1914 non rimasero disponibili che 10.000 uomini. Già alla fine di agosto il Comando Supremo austro-ungarico, presentendo la possibilità dell’intervento italiano, ritenne prudente spostare queste forze verso la fronte atesina, mantenendo una riserva intorno a Bolzano. Ma alla fine di ottobre, urgendo rinforzi sul fronte carpatico, anche gran parte di dette truppe dovette essere allontanata: non rimasero che i territoriali. Anche alcune fortezze vennero in parte sguarnite.

Sul finire del 1914 i lavori di difesa vennero ripresi, e con alacrità sempre maggiore. Non si poteva lavorare sulla linea di confine per non destare allarme né sollevare incidenti. Si lavorò attivamente nelle immediate retrovie, e furono particolarmente gravosi e difficili i lavori invernali a 2000 e più metri sul livello del mare.

In principio di marzo 1915 il Comando militare ad Innsbruck venne diviso in un comando di marcia e un Comando di tappa; un comando divisionale per la Pusteria venne installato a Bolzano. A metà aprile furono approssimati alle linee notevoli contingenti di truppe, specialmente di territoriali tirolesi ed altoatesini (Standschützen). Fin allora sulla fronte di difesa non erano stati dislocati che nuclei di gendarmeria e di finanza, ciascuno rinforzato da 20-30 uomini di Landsturm della zona di frontiera.

Gli Standschützen[3], formazioni territoriali, nacquero da nuclei volontari di tiratori scelti (Schiessstände). Nuclei volontari e indipendenti dapprima, poi (legge del 1913) impegnati dallo Stato a servizio militare in caso di mobilitazione, però in teatro di guerra non lontano dalle loro sedi (obblighi di Landsturm). Gli ufficiali, scelti dai volontari stessi, vennero riconosciuti dallo Stato coll’obbligo di conservare il grado presso i rispettivi reparti allo scoppiare di una guerra. Nell’autunno 1914, arruolati e inviati sul fronte galiziano gli abili, rimasero gli inabili, i ragazzi sotto i 18 anni e gli anziani sopra i 45. Nell’aprile 1915 cominciò una vera e propria istruzione militare, breve sì, ma bastante per rendere ottime le formazioni che avevano già uno spirito particolarmente elevato. Vennero costituiti battaglioni di forza variabile tra i 120 e gli 800 uomini. Così, scoppiata la guerra, essendo accorsi alle armi numerosi anche i giovanissimi e i vecchi, il Tirolo e l’Alto Adige, che non avevano che un milione di abitanti e non fornivano all’Esercito che 4 reggimenti Kaiserjäger, 3 reggimenti Kaiserschützen, 2 reggimenti Landsturm, aggiunsero ben 53 formazioni di Standschützen (e precisamente 44 battaglioni e 9 compagnie) e 1 reggimento di artiglieria oltre a molti battaglioni di marcia: complessivamente (controllo di aprile 1915) 32.400 uomini.

Nella zona qui considerata abbiamo avuto di fronte principalmente tre battaglioni di Standschützen: Innsbruck I° (comp. 1ª, 2ª, 3ª, 4ª), Innsbruck II° (comp. Mieders, Steinach, Stubai, Hall), Sillian (comp. Sillian, Lesachtal, Sexten: quest’ultima fu per qualche tempo aggregata al battaglione Innsbruck II°); e la comp. Toblach (plot. Toblach, Niederdorf, Prags), che fu poi aggregata al batt. Sillian. In qualche combattimento ci siamo trovati di fronte anche Standschützen dei batt. Welsberg (comp. Welsberg e Sans) e Silz.

Si aggiunse agli Standschützen un’altra formazione volontaria: la diede Salisburgo. Nel gennaio 1915 anche il Landen-Schützen-Verband (l’Associazione tiratori territoriali) venne invitata dallo Stato a costituire una formazione di guerra, che assunse il nome di batt. Freiwillingen Schützen Salzburgs. Il battagliono dopo ch’ebbe combattuto per un anno e mezzo sulla fronte Pontebbana, venne trasferito, nel dicembre 1916, sulla fronte del Peralba[4].

Sulla Cresta Carnica ci siamo trovati di fronte un’altra formazione volontaria simile: fu data dalla Val Gall: il Freiwillingen Schützen Mauchen.

Gli Standschützen – distribuiti su tutta la frontiera dolomitica – sono stati i nostri avversari principali nella zona del Cadore. In brevi tratti, e solo per breve tempo, abbiamo avuti di fronte i tipici soldati austriaci delle Alpi: i Tiroler Kaiserjäger, gli antichi avversari sui campi di Napoli (1821), di Mantova (1823), della media Italia (1830-31), dell’alta Italia (1848). di Novara (1849), di Magenta, di Solferino, di Vercelli, del Passo della Borcola (1859), di Bezzecca, delle valli del Trentino e di Custoza (1866). In Cadore, dei quattro reggimenti di Tiroler Kaiserjäger (Innsbruck, Brixen, Tient, Hall), tutti richiamati dalla fronte russa alla dichiarazione della nostra guerra, ce ne siamo trovati di fronte soltanto due:

  • 2° regg. (Brixen): nel novembre e dicembre 1915 il 2°, 3° e 4° batt. nella zona di Sesto; dal febbraio al settembre 1917 il 6° batt. nella zona di Montecroce; nell’ottobre 1917 il 2° e il 6° sul M. Piana;
  • 4° regg. (Hall): nel luglio e agosto 1915 il 3° batt. sul M. Piana[5].

 Il 18 e 19 maggio venne diramato il decreto di «stato di allarme», e i territoriali (Standschützen, batt. Sillian, Innsbruck I°, Innsbruck II°) accorsero prontamente ad occupare tutti i punti prestabiliti del confine. Il 21 maggio il maresciallo di campo von Können-Horák si trasferì a Bressanone.

In tempo di pace i piani di mobilitazione non avevano ammessa la perdita di un solo palmo di terreno, e la costruzione delle fortificazioni permanenti si era basata su tale caposaldo. Ma all’inizio delle ostilità da parte nostra, gli austriaci non avevano forze sufficienti per presidiare tutto il confine com’era, e venne preveduta qualche rinuncia di terreno. Nella zona che qui ci interessa la linea austriaca si è ritratta in generale circa un paio di km. dal confine nel tratto Cristallo-Tre Cime-C. Undici-Frugnoni (non si è modificata soltanto di fronte a Carbonin e sulla Croda Rossa); ha mantenuto il confine nel tratto Frugnoni-Visdende; ha oltrepassato di un paio di km. il confine di fronte al Giogo Veranis.

Le fortificazioni di Prato Piazza, di Landro basso ed alto, erano state abilmente completate da opere moderne nella zona circostante (Col Rotondo, Alpe di Specie, Col di Specie, M. Rodo), mentre non erano stati adattati a difesa moderna i forti di Haideck (o Heidickt) e di M. di Mezzo in V. di Sesto. Per rimediare a quest’ultima deficienza il M. di Sesto di Dentro era stato adattato a postazione fissa di pezzi di grosso calibro.

La zona considerata in questo libro aveva di fronte il V° (Divisione provvisoria Pustertal, Pusteria: stesa dal Passo di Pordoi alla zona del Peralba) dei cinque «Rayon» in cui era diviso l’Alto Adige: «Rayon» che da parte austriaca era considerato particolarmente sensibile, perché nel tratto Carbonin-Montecroce non distava che 10-12 km. dalla linea ferroviaria. La Divisione era principalmente composta dalla 51ª mezza brig. mont. (col. von Sparber) e 56ª brig. mont. (magg. gen. von Bankowski)[6].

Il 23 maggio venne nominato «comandante della difesa del Tirolo» il gen. di cavalleria Victor Dankl, che già aveva comandata in pace quella zona per molti anni, e che ritornava allora vittorioso dal fronte orientale dove aveva tenuto il comando della Iª Armata. Il V° «Rayon» il 4 giugno fu posto agli ordini del luogoten. maresciallo di campo Ludwig Goiginger[7], con sede a Brunico.

Due giorni dopo l’inizio della guerra il comando della Difesa del Tirolo venne rafforzato dal Corpo alpino bavarese (Deutsche Alpenkorps), al comando del ten. gen. di art. Krafft von Dellmensingen. I tedeschi, considerando il Tirolo e l’Alto Adige come una propaggine avanzata della Germania meridionale, erano subito scesi a difenderla con 13 battaglioni (tra i quali un battaglione di sciatori), con gran numero di pezzi e di mitragliatrici. Il 6 giugno il luogoten. gen. Krafft v. Dellmensingen venne investito del comando del IV° e del V° «Rayon» e lo conservò fino al 14 ottobre, quando, partito l’Alpenkorps dall’Alto Adige, ne assunse il comando il gen. di fanteria Roth.

L’impiego del Corpo alpino bavarese venne però subordinato alla condizione che la sua presenza fosse assolutamente evitata in un settore molto esposto, e ciò per impedire che nostri reparti venissero a contatto con reparti germanici. Il 5 luglio, in seguito ad una conversazione dell’Arciduca Federico col gen. Falkenhayn, seguita ad un ordine 4 luglio del Comando Supremo tedesco, venne stabilito che le cose dovessero essere predisposte in modo che in un eventuale contatto delle truppe bavaresi colle nostre, noi dovessimo apparire decisamente in veste di assalitori: così da potersi dire che noi avessimo iniziato, di conseguenza, le ostilità colla Germania. L’Arciduca Federico, nel comunicare tale ordine al comando della difesa del Tirolo, avvertiva: «Si deve ricordare questa condizione in modo assoluto, poiché se le ostilità fossero iniziate da parte germanica, in base ai trattati vigenti tra le Nazioni dell’Intesa, la Romania dovrebbe dichiarare la guerra alla Monarchia austro-ungarica»[8].

Il Corpo alpino bavarese era costituito dal Leibregiment di fanteria (brevemente: dai «Leiber»)[9] su tre battaglioni, da un reggimento di Jäger bavaresi (regg. N. 1) e da un reggimento di Jäger prussiani (regg. N. 2), ai quali poi si aggiunse un battaglione di sciatori. Incluse le artiglierie (48 bocche da fuoco), il Corpo alpino bavarese aveva la forza di una Divisione rinforzata.

Nel settore che ci interessa abbiamo avuto di fronte il Leibregiment, che, giunto il 17 giugno a Brunico, si distribuì in parte verso la fronte di Cortina d’Ampezzo (V. Acqua di Campocroce e V. Gotteres) e in parte sulla fronte di Sillian (3° batt. 18 giugno) e di Sesto (1° batt. 27 giugno). Il 25 luglio il 2° batt. si trasferì a rafforzare il 1° nella fronte di Sesto.

Il 10 luglio il principe Enrico di Baviera, quale comandante del 3° batt., assunse il comando del Settore 10-c (dalla Mutta di Sesto a Forc. Manzoni); il 26 luglio il comandante del Leibregiment (ten. col. Epp) assunse il comando del Settore Sesto (10-b) alle dipendenze del magg. gen. Bankowski.

Ci siamo trovati di fronte i Leiber per la prima volta nei combattimenti del Cavallino (9 e 18 luglio); costituivano la riserva.

Il 25 luglio le compagnie bavaresi si distribuirono sulla fronte di Montecroce (Castelliere-M. Còvolo-M. Rosso) e della V. Fiscalina, assieme a compagne di Standschützen e di altri reparti austriaci.

Ci siamo trovati nuovamente di fronte i Leiber nei nostri attacchi del 4 agosto e del 6 settembre in zona di Montecroce: attacchi che furono infranti, come quelli del Cavallino, non tanto dalla resistenza del nemico quanto dalla straordinaria avversità del terreno. E ce li siamo trovati di fronte ancora nei nostri attacchi di agosto e settembre nell’Alta V. Fiscalina; e allora li abbiamo respinti lungo la forra del torrente, non senza aver avuto modo di apprezzarne il valore.

Nel combattimento che ci ha portato alla conquista della Forc. di Toblin e del Sasso di Sesto, abbiamo incontrato i bavaresi soltanto il 18 agosto sul Sasso di Sesto stesso.

Ad ostilità dichiarata con l’Impero germanico, ci siamo ancora scontrati con altre truppe tedesche[10] sul M. Piano, nell’attacco avversario di straordinaria violenza che ha immediatamente preceduto Caporetto; i nostri fanti, con impeto meraviglioso, hanno infranto il tentativo di irruzione nemica.

La forza nemica, schierata prontamente sulla nostra frontiera, se presentava una sensibile inferiorità numerica in confronto alla nostra era però[11] «largamente compensata dalla maggior abbondanza di artiglierie di tutti i calibri e di mitragliatrici, dalla forza naturale del terreno, dalla potenza delle linee fortificate costrutte e dalla esperienza di dieci mesi di guerra».

È da accennare infine ad un’altra formazione di carattere spiccatamente alpino, che abbiamo incontrato più volte nei combattimenti sulla fronte del Cadore (Peralba, Forame, Croda Rossa…): le Hochgebirgekompagnien (compagnie d’alta montagna). La creazione di tali compagnie è stata determinata dalla necessità di poter disporre di elementi particolarmente preparati ad imprese difficili su crode e ghiacciai. Esse furono rapidamente costituite nell’estate 1915 e i primi nuclei furono formati da guide alpine, le quali istruirono individui provvisti di attitudini alpinistiche e li abituarono a seguirle. Tali individui vennero dapprima scelti in Carinzia; poi, vista l’utilità di tale istituzione, si passò ad un reclutamento più largo, e i nuclei e le pattuglie diventarono compagnie. Esse prendevano il tono, e sovente anche il nome, dal loro comandante. Ciascuna era costituita da 6 ufficiali e circa 200 uomini, e precisamente da tre plotoni di fanteria con due mitragliatrici e una squadra del genio.

_____
NOTE

[1] Calcolate le oscillazioni delle varie fronti e incluse le extraeuropee.
[2] C. von Pichler, Der Krieg in Tirol 1915-16, ed. Pohlschröder Innsbruck, 1924, pag. 12.
[3] Ostitol, Wagnersche Universitäts-Buchdruckeroi zu Innsbruck, 1925, pag. 12: A. Mörl, Die Standschützen im Weltkrieg, Tyrolia, Innsbruck, 1934.
[4] Die k.k. Freiwillingen Schützen Salzburgs im Weltkriege, ed. Höllrigl, Salzburg.
[5] Tiroler Kaiserjäger. Ein Gedenkbuch, Tyrolia, Innsbruck: v. anche l’interessantissimo libro (unicamente fotografico) G. Jaconcig, Tiroler Kaiserjäger im Weltkriege, 1931, Universitäts-Verlag Wagner, Innsbruck.
[6] Successivamente Englert, von Eccher, von Kramer.
[7] Successivamente von Pichler, von Steinhart.
[8] Il principe von Bülow nelle sue Memorie (ed. Mondadori, vol. III, pag. 239), riporta la seguente minuta di un telegramma indirizzatogli, quando era ambasciatore a Roma, dal cancelliere von Bethmann Hollveg il 22 maggio 1915: «Se l’Italia rompe i suoi rapporti con l’Austria e allora V. Eccellenza esige da cotesto Governo anche i suoi passaporti, prego nella visita di congedo di dichiarare al Barone Sonnino quanto segue: V. Eccellenza dovrebbe richiamare la sua attenzione sul fatto che i corpi d’armata austriaci sarebbero dappertutto frammisti a truppe germaniche e che quindi un attacco contro le truppe austriache verrebbe diretto nel medesimo tempo anche contro quelle germaniche. Ad orientazione confidenziale di V. Eccellenza: in tal modo noi entreremmo automaticamente in guerra ed eviteremmo di dichiararla formalmente all’Italia».
[9] A. v. Bomhard, Das k.k. Infanterie-Leib-Regiment, Lindauersche Universitäts-Buchhandlung (Schöpping), München, 1921, pag. 24: il libro contiene il diario reggimentale.
[10] Il Leibregiment era allora alla testa di ponte di Tolmino.
[11] L. Cadorna, La guerra alla fronte italiana, Milano, F.lli Treves, 1921, p. 127.

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